La guerra in Siria si sta combattendo non solo tra fazioni opposte ma anche tra narrazioni discordanti. Da cristiano che si pone domande, mi viene spontaneo chiedermi:come stanno guardando agli ultimi sanguinosi avvenimenti della città di Aleppo i cristiani, in Siria e nel resto del mondo,  mentre il Natale  si avvicina?

Anche quest’anno il Natale è già arrivato . Negli ultimi giorni non ho scritto nulla di esteso o strutturato sulla Siria e su Aleppo, limitandomi a condividere gli articoli che più ritenevo interessanti e/o costruttivi. Ho cercato di concentrare l’attenzione, mia e di chi segue ciò che condivido sui social, non tanto sugli avvenimenti nefasti in sé (come l’emergenza umanitaria, la distruzione del tessuto urbano aleppino, gli accordi per l’evacuazione, etc.) quanto piuttosto sul modo in cui questi avvenimenti vengono rappresentati dai media e dalla stampa.

Ad un tratto ho deciso di concentrarmi, in particolare, sui mezzi di informazione e di divulgazione di matrice cristiana e più precisamente cattolica. L’idea mi è venuta qualche sera fa. Tornavo a casa in macchina e, non avendo CD  nè archivi USB per la musica, saltavo da una stazione radio all’altra. Quelli che, come me, si dedicano a questo tipo di zapping (non so se si possa dire in riferimento alla radio, ma fa niente) sanno perfettamente che c’è un’ emittente il cui segnale è sempre impeccabile ovunque ci si trovi: Radio Maria. Incappato nelle frequenze di Radio Maria, mi ritrovo ad ascoltare la “analisi” sulla situazione in Siria e ad Aleppo da parte di padre Livio Fanzaga. Il presbitero, nonché direttore di Radio Maria (per intenderci, quello che attribuiva alla legge sulle unioni civili la causa dei terremoti nel centro Italia), iniziava a sciorinare gli evergreen della propaganda di regime: la composizione fondamentalista e terrorista dell’intero fronte di opposizione al regime sin dai primordi della rivolta in Siria; la guerra bufala scatenata contro il giovane presidente siriano “dalla faccia pulita (ndr)” da parte dei “signori della guerra occidentali”; l’esaltazione di Asad come unica possibile garanzia dei cristiani contro la deriva dell’islamismo radicale; infine, la mistificazione totale delle parole di Papa Francesco. Secondo Fanzaga, infatti, i numerosi appelli da parte del pontefice contro la proliferazione ed il commercio delle armi in medio oriente erano rivolti esclusivamente a quei paesi che finanziano i gruppi di opposizione al regime come USA, Francia, Arabia Saudita, Qatar etc. Ma perché, le armi usate dal regime e dai russi, che stando alle statistiche hanno cagionato la morte al 90% delle vittime, sono forse di gomma o di legno?
Tutto il discorso era condito dal solito mantra secondo cui “i cristiani sono perseguitati e sono sempre i primi, nei conflitti, a farne le spese”.

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Padre Livio Fanzaga. Fonte immagine http://www.bergamonews.it

 

Per dimostrare quanto tali affermazioni siano discutibili, per non dire ridicole, rimando ad un articolo apparso su Vice il 13 Ottobre scorso (qui) con la firma di Lorenzo Declich. Il pezzo spiega come mai l’assadismo goda di un così grande seguito sia a destra che a sinistra dello scacchiere politico, italiano e non solo. Credo che le argomentazioni ivi presenti siano sufficienti a spiegare come la “trasversalità” degli argomenti usati dalla propaganda di regime possa far breccia anche nel comparto catto-italiano. Inoltre, per capire quanto la questione delle “persecuzioni sui cristiani” sia una realtà tutt’altro che semplice da analizzare, rimando ad un libro, sempre di Declich, dal titolo “L’Islam Nudo” edito da Jouvence nel 2015. Lo studioso di Islam ci ricorda che “Sotto la patina del titolo giornalistico, troviamo quasi sempre dinamiche complicate che vanno esplorate, ragionate, studiate nelle loro specificità se non si vuole arrivare a semplificazioni pericolose.”

L’indomani mattina, sfogliando le pagine di Famiglia Cristiana, Avvenire, Tempi.it, etc. mi sono accorto che ci si imbatte facilmente in articoli che, seguendo più o meno la stessa linea di pensiero di Fanzaga, accolgono positivamente la riconquista integrale della città da parte delle forze del regime. Si legge, in toni entusiastici, della gioia espressa dai pochi chierici presenti in territorio siriano come padre Firas Lutfi, rettore del collegio Terre Sainte, e padre Ibrahim al-Sabbagh, parroco di Aleppo. Sulle pagine di Avvenire (qui) Lutfi si compiace per “le automobili che hanno ripreso a circolare”infatti ad Aleppo “osservare di nuovo il traffico caotico tra le strade affollate come un tempo è emozionante”.  Aggiunge inoltre padre Ibrahim:”L’esercito ha detto ormai di considerare Aleppo una città sicura. Appena giunta la notizia, tutti i muezzin delle moschee hanno innalzato preghiere e le chiese hanno suonato a festa”. D’altronde non ci scandalizziamo più per le immagini di giubilo, per i caroselli festosi organizzati da una parte degli aleppini in occasione della liberazione.

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Padre Ibrahim al-Sabbagh. fonte immagine: http://www.terrasanta.net

Queste considerazioni mi lasciano alquanto perplesso. Sia ben chiaro che io non sono un esperto di Siria e soprattutto che non ci sono mai stato. Non ho niente da insegnare a chi invece in Siria c’è stato e ci ha trascorso questi ultimi anni di scontri e di violenza. Però una domanda, da cristiano che crede nei cristiani, mi sorge spontanea. Non è che i cristiani, cattolici in questo caso, stanno confondendo la pace con la pacificazione? (elementi tra i quali saggiamente operava una distinzione il giornalista Fouad Roueiha ai microfoni di TV2000 ). E’ sicuramente vero che la “vittoria” dell’esercito ad Aleppo potrà garantire un attimo di respiro per la popolazione cristiana che potrà, così, festeggiare il Natale. Ma come si può festeggiare il Natale nella piena consapevolezza che molti dei propri concittadini, coi quali prima si andava a comprare il pane, coi quali si condividevano mezzi pubblici e panchine, sono morti a causa dei barili bomba e dei razzi del regime che oggi racconta di essere venuto a liberare? Senza contare quelli che sono andati via dalla città e che ora si trovano ammassati nei campi profughi  di medio oriente ed Europa.

Mi sforzo immensamente per capire la paura provata da chi ha visto con i propri occhi il rischio della deriva islamista, in Siria come altrove. Non riesco a comprendere, però, come si possa scegliere di stare dalla parte di un regime che sì, garantisce la libertà religiosa, ma ignora totalmente libertà altrettanto importanti come quella di associazione, espressione, presenza nello spazio pubblico e di incolumità (i report sulle pratiche di tortura nelle carceri siriane sono ormai sovrabbondanti).  Il confessionalismo è un rischio enorme ed uno scenario fin troppo probabile per la Siria contemporanea. D’altronde ridurre il conflitto all’ennesimo confronto tra una maggioranza sunnita, compreso il suo “zoccolo duro” terrorista, ed un regime che “tutela” tutte le etichette confessionali, è una prospettiva più che auspicabile per il boia di Damasco. Non sarebbe più proficuo lottare con l’intera società civile, come nella prima ora delle rivolte, al fine di ottenere tutela e protezione delle diversità religiose nel quadro di una più ampia rivendicazione di diritti? Perchè non puntare a riforme strutturali e magari costituzionali? Non sarebbe così più semplice mantenere la coesione di un tessuto sociale già così fortemente provato?

Il più bel regalo di Natale per i cristiani di Siria, e per l’intero mondo cristiano e cattolico, potrebbe essere, secondo me, una presa di posizione netta nei confronti della questione siriana. Nel panorama mediatico catto-italiano non mancano voci più attente come quella di Ilaria Sesana. Su Famiglia Cristiana (qui)  la giornalista scrive che “La maggior parte dei profughi siriani giunti in Europa fuggono dai bombardamenti dell’esercito regolare di Bashar al-Assad”. Anche il fatto che TV2000 (di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana) abbia dedicato un’intera puntata del programma “Siamo Noi”, quella del 19 dicembre, ad approfondire il dramma aleppino avvalendosi della presenza di ospiti come Fouad Rueiha e Riccardo Noury (Amnesty International) è già un ottimo segnale.

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Fouad Roueiha ospite di TV2000. Fonte immagine: http://www.tv2000.it

Bisogna mantenere lo sguardo ampio ed evitare quella che Lorenzo Trombetta (ANSA Beirut) ha definito, durante una giornata di studi in memoria di Giulio Regeni, “Sensibilità a corrente alternata”. Possano i cristiani in occidente tornare a chiedersi che fine ha fatto padre Paolo Dall’Oglio, sacerdote scomparso da anni (4 a luglio) e presumibilmente rapito in Iraq da milizie vicine a Daesh. Prima ancora però il presbitero Paolo era fortemente impegnato nel dialogo intereligioso con il mondo islamico. Questo suo attivismo gli ha causato l’ostracismo del governo siriano, che minacciò la sua espulsione durante il soffocamento della proteste popolari deflagrate nel 2011. Il decreto d’espulsione non fu inizialmente attuato a seguito di un accordo raggiunto con l’autorità siriane, in base al quale il gesuita doveva tenere un “profilo basso”, astenendosi dall’esprimersi pubblicamente sulla situazione politica del paese. Come padre Dall’Oglio è necessario impegnarsi nel dialogo tra le parti e nel diffondere un’informazione che sia il più possibile schietta ed onesta. Questo però non vuol dire non schierarsi! Sono convinto che l’imparzialità sia un valore più che superabile quando è in gioco la vita umana, quella dei cristiani e dei non cristiani di Aleppo alla vigilia del santo Natale.

Sui rischi del confessionalismo ha scritto l’attivista (cristiana) siriana Marchell Shahwaro:”Se Gesù dovesse venire da noi oggi trascorreremmo molto tempo facendo domande circa il foulard che copre la testa di Maria; chiuderemmo le porte in faccia a quel povero e a sua moglie incinta. Sarebbe dalle nostre case che Gesù verrebbe allontanato, e saremmo noi il motivo per cui il bambino è nato in una grotta.” (Traduzione mia)

Francesco Petronella

 

 

 

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