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La Stella di Davide in ebraico è denominata “Maghen David” che significa letteralmente “Scudo di Davide”

Sin dal momento in cui ho deciso insieme a Kyare di aprire e gestire questo blog mi sono prefissato l’obiettivo di parlare anche di ebraismo. I motivi sono sostanzialmente due. Innanzitutto l’ebraismo è uno dei miei campi di studio e di interesse. In secondo luogo l’incarnazione politica dell’ebraismo, cioè lo stato d’Israele, è un argomento imprescindibile per poter parlare di Medio Oriente in maniera esaustiva e imparziale.

Tuttavia prima di affrontare temi specifici e di interesse attuale, come ad esempio il conflitto arabo-israeliano e israelo-palestinese nei loro risvolti più recenti, credo sia opportuno tracciare una cartina di tornasole per circoscrivere e definire alcuni concetti chiave. Questo articolo punta ad operare un chiarimento sostanzialmente lessicale tra parole fondamentali utilizzate spesso in maniera interscambiabile ma che denotano sfumature e talvolta contenuti molto diversi l’uno dall’altro. Chiunque conosca alla perfezione il significato, inteso sia come definizione che come sostanza storico-culturale, delle parole presenti nel titolo può anche smettere di leggere subito. Per gli altri, buona lettura e buon blog.

Innanzitutto è bene precisare che tali distinzioni lessicali valgono solo e soltanto per l’italiano. La lingua di Dante, nella sua infinita ricchezza lessicale e formale, è l’unica di cui sento di poter parlare con coscienza, essendo la mia lingua madre.

Tanto per cominciare non posso non pensare a quanto sia limitante in certi casi il blog ed ogni tipo di interfaccia simile in casi come questo. Per introdurre l’ebraismo, infatti, mi piacerebbe rivolgere ai lettori una domanda preliminare: chi sono gli ebrei? Fermatevi a riflettere un attimo per cercare una risposta.
Quelle poche volte che sono riuscito a strapparla una risposta alle persone che mi circondano, la figura degli ebrei che ne emerge non si discosta quasi mai dal gruppo di soggetti identificati tramite l’appartenenza religiosa: gli ebrei sono coloro che professano la religione ebraica. Sicuramente corretto.

Ma allora perché si parla di Popolo Ebraico? In altri articoli si è cercato di distinguere l’identità nazionale dall’identità religiosa, con riferimento alla differenza sostanziale esistente ad esempio tra arabi e musulmani. Ma questo discorso per gli ebrei è ben più complicato. Essi si configurano infatti come un gruppo etnoreligioso cioè un gruppo etnico la cui identità si fonda anche sulla comune appartenenza a una data religione. Non si pensi tuttavia che gli ebrei costituiscano un unicum in questo senso: gruppi etnoreligiosi sono anche gli Alawiti,gli Amish, gli Yazidi, gli Hazara…
Cosa c’è quindi di etnico nell’essere ebreo? Se è vero, come già detto, che chiunque professi la fede ebraica, ereditandola dai propri genitori o convertendosi in età adulta, è senza dubbio un ebreo, anche chi discende da ebrei per via matrilinea viene considerato tale anche nel caso in cui non si attenga alla prassi morale, liturgica e religiosa dell’ebraismo. Insomma: ebrei si diventa ma soprattutto si nasce.

La “trasmissione genetica” dell’ebraismo spiega anche l’utilizzo del termine israeliti, spesso usato per identificare proprio gli ebrei come popolo. Israeliti infatti sono i membri del Popolo di Israele. Quest’ultimo è il nome attribuito da Dio al patriarca Giacobbe, i cui dodici figli nel racconto biblico della Genesi sono stati i capostipiti delle omonime tribù di Israele, di cui tutti gli ebrei (teoricamente) sono discendenti. Il termine israeliti quindi può indicare gli ebrei nella loro totalità anche se, secondo un uso ormai accettato, si preferisce utilizzare questa dicitura per indicare gli ebrei dell’Israele antico, le cui vicende sono narrate nel Vecchio Testamento. Ad essere precisi, il testo biblico utilizza nella maggior parte dei casi l’espressione “Bne’ Israel” e cioè “Figli di Israele”, un tipo di dicitura, recante il nome del capostipite, attestata anche in altri contesti semitici tribali. Si pensi al profeta Muhammad il quale, secondo la tradizione islamica, era membro alla tribù dei “Banu Quraysh” e cioè dei “Figli di Quraysh” (si noti la somiglianza del termine ebraico Bne’ e di quello arabo Banu).

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La Menorah. Il tipico candelabro a nove braccia è un simbolo dell’ebraismo molto più antico della stella di Davide

 

Invece il termine giudei, attestato in italiano ma sicuramente di uso secondario nell’indicare i fedeli di religione ebraica, deriva in realtà dalla radice semantica privilegiata dalla stragrande maggioranza delle lingue per indicare gli ebrei. Lo stesso ebraico, antico e contemporaneo, identifica l’ebreo con la parola Yehudi, l’arabo con Yahudi, il tedesco con Jude, il francese con Juif e l’inglese con Jew. In genere le lingue che utilizzano questa radice per identificare i membri del popolo d’Israele, utilizzano l’altra radice (quella della parola italiana ebrei) per indicare la lingua. Chiari esempi di questo uso sono l’ebraico stesso (ebraico in ebraico si dice ‘ivrit) l’arabo (‘ibriya), l’inglese (hebrew) e così via.

Personalmente non amo molto utilizzare il termine giudei. L’italiano utilizza la stessa radice per definire persona e lingua (ebreo ed ebraico) e questo è sicuramente l’uso più accettato. Inoltre ritengo la dicitura giudei un po’ ambigua. Sarà stata forse l’influenza dei film sulla vita di Gesù e la lettura dei vangeli ad abituarmi a legare il termine giudei agli abitanti della provincia romana denominata Giudea (appunto), in contrapposizione alle altre due regioni sulla stessa sponda del Giordano: Samaria e Galilea. Tuttavia Gesù di Nazareth era sì galileo, ma allo stesso tempo inequivocabilmente di fede ebraica. Quindi, in definitiva, galileo e giudeo allo stesso tempo.

Infine, ma non meno importante, il termine israeliani indica solo ed esclusivamente i cittadini del moderno stato d’Israele. Nondimeno è necessario fornire alcune precisazioni. Se è vero che, stando alla cosiddetta “Legge del ritorno”, essere ebrei è un requisito fondamentale per immigrare in Israele non tutti coloro che hanno la cittadinanza israeliana sono ebrei. In Israele vivono a vario titolo numerose minoranze cristiane come armeni, copti, ortodossi, protestanti e cattolici, ma anche musulmani, drusi e fedeli della religione Baha’i (famoso è il tempio Baha’i di Haifa). Ancor più vero (e più importante) è il contrario: non tutti gli ebrei sono Israeliani. Tutti gli ebrei lo sono solo potenzialmente, ma fattivamente solo una piccola parte degli ebrei vive oggi in Israele. Senza entrare nel merito, ritengo giusto accennare al fatto che esistono, in Israele e nel resto del mondo, alcune correnti dell’ebraismo che non accettano lo stato di Israele come legittima realizzazione della promessa fatta da Dio al suo popolo. Infatti la “Nuova Gerusalemme” è sì destinata a realizzarsi, ma dopo la venuta del messia di Dio.

Il mondo ebraico è variegato ed eterogeneo. La diaspora, cioè la dispersione degli ebrei in tutto il mondo, ha contribuito a fare della cultura ebraica un crogiolo di contaminazioni, di tradizioni specifiche e di differenze nei costumi e nella liturgia. Per questo ho ritenuto necessario scrivere questo articolo e fare un minimo di chiarezza terminologica sull’enorme e straordinariamente ricco mondo ebraico.

Buon blog a tutti,

 

Francesco Petronella

 

 

 

 

 

 

 

 

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